Per noi di Tuttaltrosport
 non è e non può essere così.

I media ci trasmettono in tutti i modi le immagini dei campioni da imitare (i calciatori, Marcel Jacobs, Tamberi, …) siamo invasi da queste immagini.

Un modello da imitare ? Da seguire ? Forse, ma forse anche no.

Per ogni nazionale di calcio, per ogni Jacobs, per ogni Tamberi ci sono migliaia di ragazzini che pur sacrificando studi, socialità, famiglia non sono mai arrivati a quei livelli, non sono mai arrivati al “successo” e proprio per questo hanno abbandonato.

Gli infortuni (e di conseguenza molti precoci abbandoni) come lo stress da prestazione nello sport agonistico, lo dicono le statistiche, negli anni sono aumentati esponenzialmente e questo in chiara contraddizione con il benessere fisico e psichico che proprio nello sport si dovrebbe perseguire (penso che ce lo ricordiamo tutti il motto “mens sana in corpore sano”)

Ma perchè lo sport si è così smarrito, perchè sta perdendo proprio i suoi valori fondamentali ?

Semplicemente perchè con il tempo, in un mondo dove predomina il business e l'aspetto economico, inevitabilmente anche il mondo dello sport ha finito con l'esservi permeato ed invaso.

Ormai essere campioni (per i pochi che vi riescono) vuol dire diventar ricchi e famosi ma, oltre al campione, si arricchiscono di conseguenza un mondo di soggetti a partire dalle società, alle federazioni che più ottengono successi più ricevono finanziamenti, ai procuratori vari, al CONI che riceve più prestigio e finanziamenti. 
Fondi e finanziamenti che derivano oramai in piccola parte da contributi pubblici ma soprattutto da sponsors e diritti televisivi.

In ultima analisi tutto però grava sulle spalle solo dell'atleta (dei nostri figli in definitiva!) e l'interesse economico giocoforza non guarda in faccia al benessere, alla socialità, ad una sana crescita complessiva dello sportivo di cui si parlava prima, mira solo a “produrre” (si proprio produrre come in una catena di montaggio) campioni. E non importa se quel campione sarà Marco o Luca o Giovanni importante è che ne esca qualcuno, 1 su 1.000 magari e gli altri 999 sono solo un effetto collaterale una parte del processo produttivo che deve produrre almeno un campione. Un campione che faccia spettacolo. Spettacolo che io (televisione) poi rivenderò guadagnandoci (molto) sopra . Un campione che mi faccia vendere più scarpe o qualsiasi altro prodotto che io industria produco e voglio vendere.
Ed in questo contesto è facile poi tra l'altro anche intuire come si inserisca il doping, senz'altro in antitesi con il benessere dello sportivo ma perfettamente in linea con la necessità di ottenere il massimo profitto dal “prodotto” atleta.

Questa è purtroppo la realtà del mondo sportivo attuale.
E lo sportivo cosa fa ? Cosa può fare ? Cosa può fare un bambino che cerchi di stare insieme, di “giocare” facendo sport ?

Poco o nulla, perchè che si iscriva a calcio, a basket, a nuoto, ecc. troverà un allenatore che, fin da subito, cercherà di selezionare i migliori per avere la squadretta il più competitiva possibile (ma lo sport non dovrebbe essere inclusivo per tutti ?), sempre che il bambino non sia già un ragazzino, infatti già a 13 o 14 anni, ma in molti sports anche molto prima, gli verrà detto che è tardi per iniziare quello sport ma dove il “tardi” significa tardi per poter “fare risultati” in quello sport, non per potersi divertire a praticarlo.

Per gli adulti invece, dove ovviamente non è pensabile creare degli atleti di vertice, la fornitura di servizi sportivi si è consolidata oramai in una sorta di catena di montaggio per sfornare corsi, spesso rinchiusi in un contenitore che sia una palestra o una piscina dove, nell'ottica di massimizzare il profitto e le entrate, i gruppi di utenti devono susseguirsi a ritmo serrato in modo da poter concentrare più sessioni di corso negli orari utili per l'utenza e dove, purtroppo, quelli che dovrebbero essere gli "educatori sportivi”, gli istruttori, si limitano a ripetere meccanicamente in sequenza gesti, istruzioni, da far ripetere ai propri iscritti in un ottica appunto da catena di montaggio.

E' questo quindi dunque quello che vogliamo veramente quando per i più svariati e giusti motivi decidiamo di rivolgerci ad un qualche sodalizio per soddisfare l'esigenza di fare sport nostra o dei nostri figli ?

Quello che ci viene proposto ci dà realmente una risposta, dà realmente soddisfazione ai nostri bisogni ?

Si potrebbe poi aggiungere che in questo momento contingente le regole imposte ai centri sportivi per contrastare i contagi li hanno ulteriormente resi luoghi di alienazione invece che di socialità con distanziamenti ed utilizzo di mascherine, luoghi dove, invece che perseguire la salute dell'individuo attraverso appunto una sana attività che ne sviluppi e rinforzi le naturali difese immunitarie, lo fa imponendo trattamenti medici preventivi  che ne rappresentano esattamente l'opposto.

Lo dicono le statistiche, ma lo sa anche il buon senso comune, che da sempre chi fa attività fisica e soprattutto lo fa all'aperto a contatto con l'aria libera e con il variare delle condizioni climatiche si ammala sempre meno (se non si ammala proprio mai) rispetto a chi sta al chiuso. Un ragazzino che pratichi, ad esempio il calcio od il rugby a contatto tutto l'anno con la pioggia, in vento ed il freddo, si ammala enormemente meno rispetto a chi frequenti un luogo chiuso come una palestra o a maggior ragione una piscina.

E quindi?

Vogliamo buttare tutto il mondo dell'agonismo, delle competizioni che pur hanno degli aspetti positivi in termini di stimolo e di motivazione per il soggetto che decide di “fare sport” ?

Sicuramente no.

Ma un "ma" dobbiamo porcelo.

Dobbiamo capire bene cosa vogliamo noi e, soprattutto, cosa vogliamo per i nostri figli.

Se vogliamo che nostro figlio diventi magari uno sportivo di successo, con conseguente fama ed onori, sicuramente dobbiamo indirizzarlo all'agonismo inseguendo i miti dei campioni che la tv ed i media in generale ci propinano, sperando poi che realmente ce la faccia a diventare un campione.

Se comunque poi riteniamo che il fare competizioni in una squadra sia formativo per lui, al di là del successo finale (ed infatti se gestita bene, ma ripetiamo SE gestita bene, la competizione, il gioco di squadra, sicuramente hanno delle valenze positive sulla formazione di un ragazzino) anche in questo caso va benissimo portarlo ad una delle attività tradizionali (avendo però l'accortezza poi di essere molto presenti e non delegare il tutto alla società e verificando passo passo se tende ad intraprendere vie troppo estreme).

Se però, infine, abbiamo invece una visione diversa dobbiamo pensarci un momento.

Esistono infatti persone, individui, che hanno maturato forse con maggior consapevolezza cosa significa “fare sport” , cosa ricercano veramente nel “fare sport” senza dar troppa retta a falsi miti propagandati dalla tv. Individui che, in definitiva, sono tornati al concetto latino su richiamato del “mens sana in corpore sano” o al principio decoubertiano (povero Decoubertin se sapesse che piega han preso oramai le olimpiadi moderne da lui fondate...:)) dell' ”importante è partecipare”.

A questi individui noi cerchiamo di dare una risposta.

Tuttaltrosport nasce con l'idea appunto di dare una risposta a questa esigenza.

Le attività di Tuttaltrosport verranno proposte in luoghi diversi, possibilmente sempre all'aperto e senza una sede fissa.
Verranno scelti spazi verdi, campi, argini, spiagge, sentieri di montagna come anche campetti liberi all'aperto per il basket, il calcetto, il volley.
Gli operatori son tutti educatori sportivi preparati in grado però di non perdere mai di vista quali sono i veri obbiettivi del “fare sport”.
Saranno proposte attività motorie, giochi sportivi (anche insegnando i rudimenti delle varie discipline sportive e dei giochi sportivi quali calcio, rugby, basket, volley) così come escursioni a piedi, in bicicletta, in montagna, in canoa.
Tutto tenendo sempre presente che nello sport come nella vita la specializzazione è contraria all'indole dell'essere umano (le macchine devono essere specializzate non l'uomo !) e che per un sano sviluppo motorio e per aiutare a crescere in modo sano un bambino come un adulto è più stimolante ma anche più utile allenare e sviluppare capacità diverse.


A tutto questo poi si salda una visione unitaria dell'uomo non più considerato come formato da una macchina, il corpo, che si muove diretta da una mente estranea, ma come un unicum, come un essere composto da materia e da spirito che interagiscono in modo olistico con il mondo.
Il corpo può essere uno strumento per godere di esperienze spirituali e lo spirito sostiene il corpo per potersi spingere più avanti rispetto ai suoi limiti e portarlo a nuove esperienze.
In quest'ottica da TuttaltroSport verranno proposte anche esperienze a più ampio raggio quali le esperienze sensoriali in natura, la meditazione e lo yoga in ambienti naturali, esercizi di consapevolezza di sé e del proprio corpo. Eesperienze tutte mirate a perseguire il benessere psicofisico della persona in armonia con la natura che ci circonda e con gli altri esseri umani.